termini d’uso | mappa del sito | credits |   La visita alla 200^ batteria si presenta subito come particolarmente interessante, sia per le diverse tipologie di opere presenti, sia per la loro distribuzione su un’area particolarmente estesa. La batteria era composta da tre distinti elementi: piazzole e bunker per le artiglierie destinate alla difesa costiera, una direzione di tiro e un deposito munizioni, tutti ricavati sottoterra. pianta della 200^ batteria Tour > 200^ copyright Progetto Monte Moro 2010 - vietata la copia non autorizzata una delle piazzole per artiglieria contraerea leggera A corollario di queste strutture, venne realizza una molteplice quantità di opere minori destinate alla difesa più o meno ravvicinata del complesso: trincee, garitte, piazzole per artiglieria contraerea leggera, reticolati. Abbiamo già visto che la vecchia strada militare aveva origine in prossimità del Cimitero di Quinto. Dopo poche centinaia di metri lungo il sentiero incontriamo la prima presenza della batteria: è una porzione del reticolato, sorretto da paletti a coda di porco, che troviamo nelle vicinanze di un piccolo fabbricato. Abbandonati sul terreno, ampi grovigli di filo spinato emergono dalla vegetazione, insieme ad alcune carcasse di letti a castello, probabilmente dell’epoca. Il sentiero prosegue per poche decine di metri ancora e sbocca in un piccolo pianoro in cui troviamo la prima delle trincee difensive. Si tratta di uno scavo lungo circa venti metri, le cui pareti sono state rinforzate in maniera piuttosto approssimativa, utilizzando delle pietre. Alle estremità della trincea, sono state realizzate due piccole piazzole con un pilastrino centrale. Si prosegue lungo il sentiero, e dopo poche decine di metri si può intravvedere sulla sinistra un piccolo spiazzo vicino al quale è presente una costruzione in cemento, costruita a filo terreno. Ritornati sul sentiero, si arriva rapidamente ad una ripida scalinata che porterà direttamente alla batteria, più precisamente alla palazzina comando. Si tratta di una costruzione su due piani, quello superiore adibito ad abitazione mentre quello inferiore è composto da un piccolissimo locale di 2mq e di un ulteriore locale di una decina di mq, non accessibile. Nelle immediate vicinanze, si apre la galleria che conduce direttamente all’interno della struttura della 200^ batteria. Il complesso si sviluppa in profondità all’interno della collina, con una struttura di oltre 300 metri lineari di tracciato. Si tratta, in realtà, di tre blocchi distinti, posizionati a tre quote diverse, interconnessi fra loro e uguali per tipologia costruttiva. Le tre strutture, fanno capo ai tre diversi pezzi di artiglieria, due posizionati in casematte ed uno su piazzola scoperta. Ogni singola batteria è dotata di una coppia di riservette, posizionate all’interno delle gallerie e nelle immediate vicinanze dei pezzi. Il complesso sotterraneo, dispone di una ulteriore uscita di emergenza, posizionata fra la prima e la seconda casamatta. Separate, invece, altre due strutture. La prima è la direzione di tiro, composta da un lungo corridoio, un paio di stanze, un osservatorio raggiungibile attraverso una scalinata e da quanto rimane della postazione telemetrica, oramai limitata ad un pozzo vuoto in cemento armato. La seconda è la polveriera, composta da due corridoi che collegano uno stanzone sotterraneo di quaranta metri quadrati con l’esterno. Una paratia, separa la polveriera da un ulteriore vano, adibito a cisterna dell’acqua. Completata l’analisi delle strutture in caverna, possiamo continuare con tutti i capisaldi, le postazioni e gli acquartieramenti che sono presenti sulle pendici della collina. La prima linea di difesa approntata a perimetro della batteria, era un fitto reticolato di filo spinato, le cui tracce sono ancora evidenti sia sul fronte ovest della collina sia su buona parte del fronte a mare, orientativamente fra i 50 e i 100 metri di distanza dal centro del caposaldo. Di questa barriera, resta ancora una evidente traccia, destinata altresì a scomparire rapidamente nella vegetazione in crescita. Subito a ridosso, sono visibili le prime trincee, una serie di piazzole rotonde per difesa ravvicinata e alcune garitte, sul limite est e nord. Arretrate rispetto alla cintura più esterna, diverse altre trincee proteggono la struttura della direzione di tiro, mentre ulteriori tre piazzole –di maggiori dimensione rispetto alle precedenti- ospitavano i pezzi per la difesa contraerea. Particolare interessante è la presenza di 2 garitte,  posizionate lungo il sentiero che attraversa la batteria, l’una a valle e l’altra a monte del complesso fortificato. A completare il tutto, nell’area sono ancora presenti alcuni edifici, ovverosia la palazzina comando, una ulteriore costruzione di forma allungata, ubicata vicino alla polveriera e un piccolo manufatto di una ventina di metri quadrati la cui principale caratteristica è quella di avere ancora in sito parte di una delle porte corazzate. Interessante che tanto al suo esterno quanto al suo interno siano ancora presenti alcuni anelli fissati a muro. Si potrebbe ipotizzare che nella batteria fossero presenti degli animali da soma, ma questa, come detto, è solo una ipotesi. Particolare attenzione, come abbiamo visto, era data alle vasche di accumulo acqua. Nella batteria ne possiamo trovare almeno tre. La prima è ubicata al piano sottostante della palazzina comando, e veniva alimentata principalmente dall’acqua piovana raccolta dal tetto della costruzione. Un altra è costruita esternamente - in cemento armato- e riporta ancora la targhetta con la capienza, pari a sedici metri cubi. Una serie di tubazione la collegava alle altre. La terza infine, era ubicata come già visto nella polveriera, probabilmente alimentata da qualche fonte sotterranea o dallo stillicidio delle pareti della montagna. Data la mancanza di una strada carrabile e la distanza con l’abitato di Quinto, vale la pena di ricordare che la batteria era raggiungibile attraverso una mulattiera, il collegamento a valle e l’approvvigionamento dei materiali era garantito da una teleferica che aveva origine nelle vicinanze del cimitero. I basamenti dei piloni e del motore sono ancora visibili immersi nella vegetazione.