termini d’uso | mappa del sito | credits |   Le due azioni di bombardamento compiute contro Genova nel 1940  dalla flotta francese  e nel 1941 da quella inglese misero in luce le carenze della difesa costiera della città ed in‑ particola‑re­ la mancanza di artiglierie di grosso calibro. La loro installazione era stata discussa già nel 1924, ma nessun provvedimento era stato attuato a tale proposito. Per ovviare, almeno in parte a questa carenza, si ricorse all’installazione nel 1942, dopo mesi di lavoro, ad Arenzano e a Monte Moro, di due torri di tipo navale binate armate con pezzi da 381/40. Le località erano state scelte rispettivamente per poter difendere il più ampio set‑to­re di costa con il minor numero possibile di impianti. Dopo l’azione inglese non avvennero altre incursioni e la nuova organizzazione difensiva non ebbe modo di essere collaudata. Alla fine del 1942 la situazione della batterie antinave di medio e grosso calibro del golfo di Genova era la seguente: 200^ batteria da 152/45 a Monte Moro, 202^ batteria da 152/45 al Monte di Portofino 250^ batteria da 381/40 a Arenzano 251^ batteria da 381/40 a Monte Moro Tutte queste installazioni erano in carico al regio esercito che le armava con il proprio perso­nale , dato che Genova non era compresa fra le piazze marittime di competenza della regia marina. Con l’8 settembre 1943, le truppe germaniche presero il controllo della batteria ed avviarono lavori di adeguamento delle strutture alle severe norme tedesche, eseguiti come di consueto dall’organizzazione Todt. Gli interventi maggiori riguardarono la batteria inferiore, armata con tre pezzi da 152/45 in piazzole scoperte, con i depositi per le munizioni in galleria. I tedeschi costruirono due casematte in cemento armato per proteggere altrettanti pezzi dall’offesa aerea, mentre il terzo cannone fu lasciato scoperto per avere un settore di tiro più ampio. Vennero costruite anche postazioni fortificate per la difesa delle spiagge antistanti la batteria, presidiate sino all’armistizio dalle truppe della 201^ divisione costiera. Sulla spiaggia di Quinto esiste ancora oggi uno sbarramento anticarro formato da denti di drago (blocchi di calcestruzzo a forma di tronco di piramide) mentre al di sotto dell’ex Tiro al piccione è visibile una casamatta, oggi trasformata in sede di una associazione locale. La batteria costiera di Monte Moro, come le altre che appartengono al cosiddetto Vallo Ligure, non vennero mai lasciate dai tedeschi sotto il pieno controllo delle forze armate repubblicane e furono perlopiù servite da personale misto formato da elementi della Marina Repubblicana e da artiglieri germanici. Tutti i lavori di fortificazione furono realizzati con estrema celerità, soprattutto nella primavera del 1944. In questo periodo, soprattutto al Comando Superiore del sud Ovest, giungevano tramite il S.I.D. e l’Abwehr, notizie sempre più  insistenti di concentramenti di navi da trasporto e mezzi da sbarco nemici nei porti corsi, algerini, tunisini e del sud Italia. Ai primi di Luglio notizie più precise riferivano movimenti di truppe verso i porti e indicano come obiettivo più probabile dello sbarco la Costa Azzurra e la Riviera Ligure. In quei giorni, l’aviazione alleata compiva numerose pesanti azioni di bombardamento soprattutto sulle opere difensive, allo scopo di far credere imminente uno sbarco in forze. La manovra diversiva, denominata “Piano Ferdinand” ebbe pieno successo, lo sbarco in realtà avvenne in Provenza il 15 luglio del 1944 ed in seguito a ciò il programma di costruzione delle difese liguri venne bloccato. Rimase comunque incombente la minaccia degli attacchi partigiani o di incursioni di commandos. Tutto il monte, perciò, venne organizzato a caposaldo mediante la costruzione di reticolati e la posa di campi minati. La disposizione delle mine veniva spesso cambiata per avere una maggiore garanzia di sicurezza contro attacchi a sabotatori. Reticolati e campi minati circondavano ciascuna batteria ed anche il perimetro circostante. Queste difese si dimostrarono molto efficaci quando, nell’aprile 1945, l’insurrezione di Genova costrinse la guarnigione tedesca ad asserragliarsi nel caposaldo. Ecco come un rapporto del Servizio Informazioni Partigiano descriveva la consistenza delle difese: 1) sulla vetta di Monte Moro 3 cannoni da 90 presidiati da 60 marinai della rsi e 34 tedeschi 2) a metà collina, piazzati a sinistra del fronte a mare, due cannoni navali da 381 presidiati da 15 marinai della rsi e da 90 tedeschi. 3) Sotto la batteria dei pezzi da 90, 3 cannoni da 152/40 presidiati da 60 tedeschi e 40 marinai della rsi. Ogni batteria è quasi completamente circondata da un campo minato; due teleferiche collegate telefonicamente con i comandi delle batterie conducono rispettivamente dalla strada dietro al cimitero di Quinto e dal bivio di Nervi alla batteria da 381; alcuni cannoni sono riparati nei bunker. Le munizioni sono collocate in gallerie sotto la roccia. A destra del fronte a mare delle batterie da 152/40, in quota sopraelevata verso la cima di Monte Moro, quattro mitragliere da 8mm battono le strade di accesso. Una finta batteria è sistemata sulla collina immediatamente a destra della vetta. Il 24 aprile la brigata partigiana “Sciolla” dispose le sue forze in modo da controllare i movimenti della batteria dal lato di ponente ed occupò la base di una delle teleferiche mentre la brigata “Crosa” collocò le sue forze dal lato di Nervi. Il primo tentativo di ottenere la resa di M.te Moro venne fatto dal commissario della brigata “Sciolla”. Nel pomeriggio del 24 aprile prese parte alle trattative anche il parroco della chiesa di Quinto. Dopo lunghi colloqui, i marinai del reparto “Risoluti” lasciarono la batteria e nello stesso tempo la guarnigione tedesca si impegnò a non intraprendere atti ostili contro la città. Conosciuta la capitolazione di Meinnhold, fu rinnovato l’invito alla resa, ma il presidio di Monte Moro, Comandato dal maggiore Weegen, non volle arrendersi alle forze Partigiane. Il 26 aprile, la batteria aprì il fuoco contro alcune unità navali alleate giunte in vista della costa. Ecco come “Il Secolo Liberale” del 27 aprile raccontò l’azione navale: “Granate sulla città da terra e dal mare” Nel pomeriggio di Ieri, verso le 11,30 (?), due motoscafi inglesi si sono presentati al largo di Genova. La batteria di Monte Moro ha sparato numerosi colpi contro le navi che hanno risposto dirigendo il fuoco verso la zona di provenienza. Alcuni proiettili sono caduti sulla città e hanno causato danni alle persone e alle cose. Un Proiettile è penetrato in un ufficio della Previdenza Sociale, in Piazza della Vittoria, uccidendo un impiegato e ferendo altre persone. All’Ospedale San Martino sono stati colpiti i padiglioni 6, 7 e 8. Si lamentano 3 morti e alcuni feriti (Il Secolo Liberale, 27 aprile 1945) In quella data si trovano infatti in zona alcune unità alleate anche se non è stato possibile individuare con precisione le navi coinvolte in questo scontro, che deve essere comunque stato di poco conto se la storia ufficiale della Marina Americana riporta quanto segue in merito alle operazioni navali in Liguria: “il 27 aprile 1945, il cacciatorpediniere Kendrick andò fino a Portofino per unirsi alla H.M.S. Orion in supporto alla V Armata che avanzava verso Genova. Ma c’era ben poco da fare per le navi alleate. I tedeschi affondarono tutte le piccole navi da guerra superstiti prima di evacuare Genova. Nella notte fra il 28 e il 29 aprile, il Contrammira‑glio Jaujard Nel Glorie con l’intera Flank Force fece un passaggio lungo la costa, assieme al 22° Squadron al comando del Lieutenant Commander Dhresshing. Fu più una parata che una missione, perché la riviera era già in mano ai partigiani”. L’assedio a Monte Moro si concluse con l’arrivo delle unità americane. Alle 10 del 27 aprile si erano incontrati nella Villa Tasso (presso la teleferica del Torrente Nervi) il capitano americano di una compagnia carri, il tenente di vascello Weegen e il vicecomandante del settore, Prati. Dopo questo colloquio il generale Motrops, comandante dei carristi della divisione Buffalo, raggiunto il caposaldo tedesco, intimò ufficialmente la resa, pena il totale annientamento, entro le 15 del 28 aprile. Ottenuta la garanzia di essere consegnato in mano americana, il 28 aprile il personale della batteria si arrende con l’onore delle armi alla 92^ divisione Buffalo. La storia copyright Progetto Monte Moro 2010 - vietata la copia non autorizzata Si ringrazia il prof. Carlo Alfredo Clerici per aver concesso la pubblicazione di questo studio sulla batteria di Monte Moro. Per maggiori dettagli sull’attività professionale e di ricerca storica dell’autore, potete consultare il suo sito: www.carloclerici.com a completamento degli studi sulla batteria di Monte Moro può essere utile la consultazione di alcuni testi dello stesso autore:   LIBRI - Carlo Alfredo Clerici, Le difese costiere italiane nelle due guerre mondiali, Albertelli Edizioni Speciali, collana Storia MILITARE, Parma 1996. CAPITOLI DI LIBRI - Carlo Alfredo Clerici, Capitolo “Italy”,  in Kaufmann JE, Donnel C (eds), Modern European military fortifications, 1870 – 1950: a selective annotated bibliograpy. Praeger Publishers, Westport 2004. Pag. 47 – 56. ARTICOLI - Carlo Alfredo Clerici, Eugenio Vajna de Pava. Panoplia, ottobre - dicembre 1991, La batteria costiera di Monte Moro, pag. 53. - Carlo Alfredo Clerici. Uniformi ed armi, febbraio 1993, La difesa costiera in Italia, pag. 14 - 20. - Carlo Alfredo Clerici. Uniformi & Armi, settembre 1994, La difesa costiera del Golfo di Genova, pag. 35 - 41. - Carlo Alfredo Clerici, Alfredo Flocchini. Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, giugno 1994, Appunti per una storia delle fortificazioni costiere italiane del XX secolo. Pag. 153 - 169. - Carlo Alfredo Clerici. Uniformi & Armi, ottobre 1995, L’Organizzazione Todt e le sue attività in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Pag. 56 - 63. - Carlo Alfredo Clerici, Eugenio Vajna de Pava, (a cura di Athanassios Migos). Fort, volume 23, 1995. Coastal defences of Genoa during the Second World War. Pag. 111 - 125. - Carlo Alfredo Clerici, Eugenio Vajna de Pava, Alfredo Flocchini, Charles Robbins.. Warship International, n°2, 1999, The 15” (381mm)/40 guns of the “Francesco Caracciolo” Class Battleships. Con Pag. 151 - 157.